Tra rischi alimentari e falsi allarmismi: l’Italia a rischio psicosi

Al Festival del giornalismo di Torino gli esperti hanno spiegato le paure dei consumatori e le bufale che si moltiplicano sul web. L’informazione può combatterle

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Il consumatore italiano è molto preoccupato dei rischi alimentari, eppure la sicurezza dei prodotti made in Italy è molto alta. Al Festival del giornalismo alimentare, che si è svolto dal 25 al 27 febbraio a Torino, si è parlato di sicurezza, di scandali e delle cosiddette bufale capaci di creare pericolosi allarmismi. I cittadini chiedono alle istituzioni e agli operatori privati di conoscere in modo sempre più approfondito la sicurezza degli alimenti: c’è maggiore attenzione ai trattamenti e ai controlli sui prodotti, eppure spesso la percezione degli standard di sicurezza è sbagliata.

“Secondo Eurobarometro, il servizio della Commissione europea, istituito nel 1973, che misura e analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri - ha ricordato Franca Braga di Altroconsumo - la percezione di rischio da parte del consumatore italiano è molto elevata rispetto alla media europea, una percezione accresciuta dal fatto che, molto spesso, in Italia le grosse crisi si trasformano in scandali e quindi in psicosi che vanno a incidere sul mercato degli alimenti”. Ad esempio, quando è scattato l’allarme aviaria, metà dei consumatori italiani ha smesso di mangiare carni avicole, come pollo, gallo e gallina, senza un reale motivo.

Cosa fare dunque? “Per evitare l’allarmismo - ha continuato Braga - occorre circoscrivere il problema e dare le informazioni fondamentali in modo chiaro, sapendo distinguere tra rischio reale e percepito”.

In Italia i controlli sono molti alti, ma se è vero che il consumatore è molto sensibile al rischio alimentare quando deve acquistare un prodotto, è altrettanto vero che tende a trascurare i rischi che arrivano dall’ambito domestico. Almeno un 36% delle malattie alimentari ha, infatti, questa origine. La cause sono soprattutto dovute a una cattiva conservazione o a una cottura inadeguata. Lo ha spiegato, dati alla mano, Silvia Gallina dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. L’esperta ha anche illustrato due canali informativi a disposizione dei consumatori: il portale IZSalimentTO, con sezioni, schede specifiche, informazioni, ad esempio, su batteri, virus e agenti patogeni, zone e prodotti a rischio, e l’applicazione Ubo (Una buona occasione), disponibile on line per dispositivi iOs e Android, che suggerisce come riutilizzare il cibo o conservarlo in modo corretto.

Se l’allarme arriva da una bufala (non da latte)
Frutta con l’Aids, cani randagi portati in Cina per essere mangiati e hamburger fatti con carne di lombrichi. Sono solo alcuni esempi delle cosiddette “bufale”, le notizie false o inventate che invadono i social network, rimbalzano da una pagina all’altra del web e spesso, per fretta e mancata verifica, finiscono sui giornali. “Ci caschiamo tutti - ha detto Peppino Ortoleva, docente di Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino - e non abbiamo strumenti sufficienti di difesa”. Ecco perché è necessario verificare sempre l’attendibilità delle notizie e documentarsi. Proprio per smascherare le bufale che circolano sul web (e non solo) è nato Bufale.net. Il sito, come hanno spiegato i fondatori Claudio Michelizza e David Puente, raccoglie numerosissimi casi di notizie false e ne spiega l’origine.

Purtroppo arginare la diffusione di una bufala è praticamente impossibile, perché non solo catturano l’attenzione rimbalzando da una pagina all’altra del web e sui social, ma sono dure a morire perché risorgono e vengono riproposte a distanza di tempo, magari con qualche differenza. L’invito rivolto a tutti è quello di andare a fondo, di leggere con attenzione quello che viene proposto perché spesso è capace di scatenare inutili allarmismi che non solo causano disinformazione, ma anche danni economici.



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