Cosa resterà di Expo 2015: si spengono le luci ma si progetta il futuro

Molti padiglioni stranieri torneranno a casa, altri saranno messi all’asta. A primavera l’area espositiva potrebbe accogliere la Triennale di Milano

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La domanda se la sono fatta tutti: che cosa rimarrà di Expo 2015, dello stupefacente Padiglione Zero, dell’Albero della Vita, del Padiglione Italia? Spenti i riflettori sull’esposizione internazionale di Milano, terminate le file, ora è tempo di bilanci e di nuovi progetti per non vedere l’area di Rho-Pero trasformata in un desolato deserto memore di fasti stagionali.

Alla fine Expo, che nei primi mesi è sembrato deludere le aspettative, ha registrato ben 21,5 milioni di biglietti venduti (più di 5 milioni di biglietti solo a ottobre), “numeri da primato” come ha dichiarato il commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala. E di primati questa esposizione universale ne ha consegnati parecchi, non solo in termini di file. Tra i padiglioni, al Supermercato del futuro Coop del Future Food District, è comparso il plotter più grande del mondo, mentre le esibizioni dei professionisti della cucina hanno realizzato la pizza più lunga del mondo e persino una baguette da record.

Mentre si lavora allo smantellamento dei padiglioni stranieri, le ipotesi messe sul tavolo per delinerare il futuro dell’area si moltiplicano. L’ex prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca ha chiesto alla società di gestione dell'Expo di mettere a disposizione il Campo base per ospitare i profughi, anche se sembra ormai certo che l'area si trasformerà in un campus universitario della Statale e in un'Agenzia dell'innovazione. Per non disperdere energie e investimenti che hanno reso possibile Expo, è arrivata anche la proposta di spostare la Triennale di Milano dedicata al design, che partirà il prossimo aprile, proprio lungo il Cardo. In questo modo anche l’albero della vita potrebbe tornare a illuminarsi. Un’operazione dai costi molto importanti, perché per il “congelamento” (freezing in gergo tecnico) dell’installazione, delicata e tecnologica, servono ben 360mila euro. Per riaccendere l’icona di Expo 2015 saranno poi necessari 250mila euro al mese, denaro che potrebbe arrivare da privati e sponsor che hanno reso possibile il funzionamento dell’albero nei 184 giorni di apertura dell’esposizione universale.

I 54 padiglioni

E tutto il resto? Il Padiglione Zero resterà, così come il Padiglione Italia. Molti padiglioni stranieri saranno trasferiti nei Paesi d’origine, altri saranno battuti all’asta. I quattro silos della Svizzera diventeranno serre urbane nei cantoni elvetici. Il giardino botanico del Bahrain tornerà a casa. L'oasi del Padiglione degli Emirati Arabi Uniti sarà ricollocata a Masdar City. Le sfere dell'Azerbaijan diventeranno un centro per la tutela della biodiversità a Baku, la capitale.

Alcuni padiglioni saranno riutilizzati per scopi sociali e progetti di cooperazione internazionale: il padiglione Don Bosco diventerà un centro giovanile in Ucraina, i container che compongono lo spazio del Principato di Monaco ospiteranno un centro della Croce Rossa in Burkina Faso. Il villaggio della onlus Save the children troverà collocazione nel campo profughi di Jarahieh, in Libano. Il padiglione Coca Cola, che ha le dimensioni di un campo da basket regolamentare, resterà invece a Milano, per diventare un centro sportivo.

Come impongono le regole di Expo, i Paesi che non utilizzeranno le proprie strutture dovranno riciclare le parti in legno e in ferro. Ad esempio il legno pregiato utilizzato per costruire i "semi" della Malesia, il teak, dopo lo smantellamento sarà rivenduto in Italia. La struttura del padiglione Colombia sarà riciclata e reimpiegata in Italia per future costruzioni.

Le circa 12mila piante del padiglione austriaco verranno ripiantate, pini e larici, ad esempio, sono destinate a un bosco vicino a Bolzano, mentre il grande alveare della Gran Bretagna diventerà un'opera d'arte urbana in patria. Le colonne del Vietnam, invece, saranno donate al Comune di Alassio, in Liguria.
Il Brasile, come il Belgio, ha deciso di mettere tutto all’asta. Il padiglione brasiliano ha attivato una pagina web dove è possibile fare un’offerta per aggiudicarsi un ricordo (dagli oggetti di design fino agli arredi per ufficio) dell’opera realizzata per Expo 2015.

Saranno totalmente demoliti, invece, i padiglioni di Cina, Germania, Spagna, Thailandia, Qatar e Uruguay.



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