Finocchietto selvatico: un’erba aromatica dal carattere unico

Amato per il suo profumo intenso e il sapore inconfondibile è ottimo anche in infusione per alleviare i disturbi gastro intestinali 

Erbe aromatiche

Intenso e inebriante, il finocchietto selvatico sa donare un sapore unico a qualsiasi ricetta. Questa pianta aromatica, dal nome botanico Foeniculum Vulgare Mille, appartiene alla famiglia delle Ombrellifere ed è ottima anche da degustare sotto forma di tisana o infuso per alleviare i disturbi gastro intestinali. L’utilizzo del finocchietto selvatico come alleato per il benessere –  e della buona cucina – è infatti parte di una lunga e antica tradizione che si ritrova specialmente nel centro e Sud dell’Italia, dove questa pianta perenne cresce spontanea donando i suoi profumi alla macchia mediterranea. Il suo sapore, intenso e raffinato, ricorda quello dell’Aneto ed è immancabile nella cucina di Sardegna e Sicilia, dove si utilizza anche per la preparazione di liquori dal gusto caratteristico.

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Il finocchietto selvatico è ricco di virtù benefiche e viene utilizzato in tutte le sue parti. In particolare, con l’arrivo dell’estate si raccolgono i fusti e le foglie da utilizzare come aroma; avviandosi verso l’autunno è la volta dei semi, impiegati come spezie, o per realizzare tisane e decotti dalle proprietà benefiche. Infine, con l’avanzare dell’autunno si passerà alla raccolta delle radici che hanno proprietà diuretiche e depurative. Il finocchietto selvatico è da sempre largamente utilizzato per edulcorare alcuni sapori di vini e insaccati; da qui deriva il termine “infinocchiare” riferito all’atto di ingannare.

Proprietà

Le foglie e i semi del finocchietto selvatico hanno virtù depurative e digestive. I semi, in particolare, sono ricchi di principi attivi alleati del buon funzionamento di stomaco e intestino. Il finocchietto selvatico ha infatti proprietà carminative, che aiutano ad evitare la formazione di gas intestinali; e proprietà antispasmodiche che contrastano i dolori di stomaco e le piccole coliche digestive dei bambini. Quest’aromatica si distingue inoltre per le virtù diuretiche e disintossicanti: ecco perché in primavera si usa abbinarlo con tarassaco e cardo mariano per ottenere, ad esempio, preziose tisane detox. I semi del finocchietto selvatico favoriscono inoltre la montata lattea delle neomamme, ma è bene non eccedere e assumerlo comunque dopo aver consultato il medico. In erboristeria le parti di questa pianta sono utilizzate per preparare estratti secchi e olio essenziale.

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Usi in cucina

In cucina del finocchietto selvatico non si butta via nulla. Quest’erba si utilizza di norma per aromatizzare le carni, come ad esempio la classica porchetta; ma anche per insaporire pesce (come le sarde), oppure insalate fresche o salse per tutti i gusti. Il suo sapore intenso trova largo spazio nella cucina sarda e siciliana, così come in quella marchigiana dove si usa per aromatizzare le lumache di mare. I semi del finocchietto selvatico sono ottimi come ingredienti di ragù tradizionali, ma anche per speziare salsicce, come la lucanica di Picerno, oppure formaggi, biscotti e – non da ultimi – i celebri taralli pugliesi. Lasciando macerare nell’alcol puro i semi e le foglie del finocchietto selvatico si può infine ottenere un liquore dai toni delicati e avvolgenti.

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