Vini senza solfiti aggiunti, traguardo raggiunto da Moncaro

Questa concezione moderna del vino stimola apprezzamento e interesse da parte dei consumatori in Italia e all'estero. La cantina marchigiana l’ha già trasformata in un successo

Sono Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore (annata 2013) e il Rosso Piceno Superiore Doc (annate 2012 e 2013) i due fiori all’occhiello della Moncaro, entrambi prodotti senza solfiti aggiunti. Ma questo è solo l’inizio di un percorso che coinvolge l’intera gamma, sulla quale l’azienda sta volontariamente riducendo i solfiti, per arrivare ad avere un tenore di SO2 totale su tutta la produzione al di sotto del 50% del limite di legge.

“La mission della Moncaro consiste nel dare al consumatore un prodotto che dal punto di vista qualitativo raggiunga degli standard molto elevati anche a livello di sicurezza” afferma Doriano Marchetti, presidente di Moncaro.
È in quest’ottica che l’azienda si muove da decine di anni: basti pensare che già dal 1980 la Moncaro inizia la sperimentazione di coltivazioni biologiche secondo le direttive CEE.

Un percorso il cui obiettivo finale è la salubrità e che passa attraverso la lotta guidata e integrata, la produzione di vitigni autoctoni, la conservazione della tipicità, fino ad arrivare alla totale eliminazione dei solfiti aggiunti, additivi che normalmente vengono utilizzati per conservare il vino, limitarne l’ossidazione e rendere il vino più stabile nel tempo.

I vini senza solfiti aggiunti si distinguono per il fatto che riescono ad esaltare maggiormente il carattere varietale tipico di ogni vitigno” ci spiega Giuliano D’Ignazi enologo di Moncaro. “In pratica emergono la finezza e l’eleganza del vino, che riescono a esprimere la componente aromatica in maniera migliore”.



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