Tigella o crescentina? Questo è il dilemma

La regina tra le specialità rustiche modenesi si è diffusa ormai ovunque, “rubando” il nome allo strumento di terracotta usato per cuocerla

Emilia-Romagna

Tigella o crescentina? Questo è il dilemma. La regina delle specialità rustiche modenesi sembra cambiare nome a seconda dei gusti o delle zone. Ma non è solo una questione di tradizioni. Il termine “crescentina” indica di fatto questo impasto di farina cotto in piccoli dischi. Le tigelle sono invece, almeno in origine, i piccoli sostegni circolari in terracotta utilizzati proprio per cuocere le crescentine attorno al fuoco.

Per esser chiari, dunque, le crescentine si cuociono sulle tigelle. Negli anni questo termine ha sostituito il vero nome dell’alimento. E così, mangiarsi una tigella, che da principio suonava come il “bersi un bicchierino”, ha finito nel tempo per modificare il nome di questa specialità, scambiando - in un effettivo caso di metonimia - il contenuto con il contenitore.

La tigella/crescentina nasce in tempi antichi come cibo semplice delle famiglie contadine. Il rito avveniva intorno al fuoco: su ogni tigella si sistemava una serie di crescentine alternate con foglie di castagno essiccate e si aspettava la cottura tutti insieme. Ecco perché le tigelle (o crescentine) sono un alimento conviviale per eccellenza, da gustare ancora oggi con salumi, formaggi freschi, con la tipica “cunza” - un battuto di pancetta o lardo con aglio e rosmarino - oppure con marmellata o miele. E non c’è trattoria nel modenese, ma anche nelle aree di Bologna e Reggio Emilia, che non le cucini.

La disputa sul nome, a ben vedere, non è poi così importante quando ci si siede attorno a un tavolo. In un primo momento il termine tigella pare fosse appannaggio dell’Appennino, ma da uno sguardo al mercato sembra che anche in pianura i "puristi" si debbano ormai rassegnare. Nonostante l'autore della pagina di Wikipedia sembri non aver dubbi nell’etichettare come “erroneo” il termine tigella per definire le crescentine, i principali marchi non esitano oggi a mettere in circolazione confezioni di “tigelle” modenesi, forse anche per distinguerla da un’ulteriore pasta fritta del bolognese detta "crescentina fritta". La descrizione offerta dal marchio Tradizioni e Sapori della Camera di Commercio di Modena non entra invece nel merito, limitandosi a chiarire che il nome dello strumento talvolta si fonde con quello del prodotto.

Avete ancora dubbi? Se volete sapere qualcosa di più sulla storia della tigella - in ogni declinazione - si può visitare la mostra permanente della tigella ospitata dal Parco regionale dei Sassi di Roccamalatina, nel cuore dell’Appennino emiliano.

 



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