Tagliatelle, Pappardelle e fettuccine: differenze e piatti tipici

Hanno caratteristiche che le rendono simili ma diverse. Ecco i dettagli per conoscere meglio questi formati e valorizzarli come si deve 

Lazio

Ogni formato di pasta in Italia ha la sua storia e le sue tradizioni. Nel caso delle tagliatelle, pappardelle e fettuccine capita spesso di avere le idee confuse e di considerarle, per errore, quasi la stessa cosa. È una questione di dettagli, è vero, ma nemmeno così trascurabili. Perché se da un lato c’è tanto ad accomunare questi formati di pasta lunga fatta a mano in diverse parti della Penisola, dall’altro è soprattutto la misura – in particolare la larghezza – a renderle uniche, e quindi adatte a sughi e condimenti diversi.

Cominciando da ciò che tagliatelle, pappardelle e fettuccine hanno in comune, è doveroso sottolineare che queste tre specialità sono preparate con pasta all’uovo. I dettagli dell’impasto possono variare in base alla misura degli ingredienti, ma la base è comunque composta da uova e farina. A fare la differenza, in questo caso, possono essere le usanze territoriali, oppure i piccoli segreti custoditi dalle famiglie e le singole abitudini tramandate nel tempo. Tutte le tre varianti però si gustano asciutte, con sughi che variano a seconda dei luoghi, ma anche delle caratteristiche che differenziano i tre formati ottenuti, in ogni caso, tagliando a strisce le sfoglie di pasta all’uovo.

Le differenze tra tagliatelle, fettuccine e pappardelle si ritrovano dunque nelle loro origini e nella larghezza che separa ogni taglio. Nel caso delle prime due, le radici vanno ricercate in Emilia Romagna, dove ancora oggi tagliatelle e fettuccine rappresentano un classico anche nei menù di tutti giorni. La leggenda vuole che le tagliatelle siano state inventate a Bologna e di certo fin dal Medioevo questa pasta era presente sulle tavole della città. Le fettuccine, fatte con il medesimo impasto, si distinguono solo per essere più sottili. Se infatti la tagliatella “ufficiale” deve avere una larghezza di 7 mm da cruda (ma il dibattito, occorre sottolinearlo, è comunque sempre aperto su millimetro più o millimetro meno), la fettuccina deve invece essere più stretta e spaziare dai 3 ai 5 millimetri.

Le pappardelle sono infine le più grandi di tutte, con una larghezza che si assesta attorno ai 13 mm o più.  Questa pasta all’uovo è originaria della Toscana, in particolare della Maremma. Per tradizione le pappardelle devono avere una superficie ruvida e porosa, data dall’impasto molto rustico. Per valorizzarle al meglio in cucina, dunque non resta che affidarsi alle diverse tradizioni regionali che, di volta in volta, le abbinano a sughi di funghi quando la stagione ne offre in abbondanza, oppure a condimenti a base di cinghiale, lepre e selvaggina. Tagliatelle e fettuccine, oltre ai funghi, si lasciano gustare al meglio con sughi a base di pomodoro, in particolare con l’immancabile ragù alla bolognese. Per chi vuole usare la fantasia, basterà sbirciare tra i prodotti locali delle diverse regioni per sperimentare abbinamenti e sapori tipici che questa pasta casereccia saprà esaltare al meglio.

 



Stampa in PDF