Rapanelli, i più amati del pinzimonio stupiscono in cucina

Polpa croccante e gusto deciso, questi piccoli tuberi sono tra i simboli della primavera. Ottimi gustati crudi, si fanno apprezzare anche cotti per insaporire zuppe inaspettate

Emilia-Romagna

In Emilia Romagna i rapanelli sono tra i simboli indiscussi della primavera. Questi piccoli tuberi dalla polpa bianca e la buccia color rubino, regalano infatti un tocco di colore a insalate e pinzimoni, ma sono immancabili anche tra gli amanti dell’orto fai da te. E non importa se ora i rapanelli coltivati in serra sono disponibili lungo tutto l’anno, perché è comunque la primavera a riportarli in scena da protagonisti, specialmente in Emilia Romagna, Lombardia e Campania dove le coltivazioni sono in campo aperto. Sarà per la polpa croccante e il sapore deciso, oppure perché è un piacere morderli crudi dopo averli inzuppati nell’olio extravergine di oliva. O ancora perché tagliati a fettine rendono ancora più sfiziose le insalate. Fatto sta che la grinta del suo gusto piccantino, unito alla simpatica forma, riesce davvero a conquistare tutti.

Le idee per portare in tavola i rapanelli sono varie. Tagliati a fettine sottili si possono unire alla a lattuga o la scarola, ma si sposano alla perfezione anche con fave e fagiolini, magari in un’insalata fresca con l’aggiunta di cereali come farro e orzo. Le loro note intense vanno d’accordo anche con ingredienti più delicati, e sono ottime, ad esempio, per arricchire misticanze a base di valeriana, indivia e malva. Nei mesi primaverili, sono inoltre da provare abbinati agli agretti, conosciuti anche come barba di frate, per unire le proprietà diuretiche e antiossidanti dei rapanelli alle virtù depurative di questo verde ortaggio.

Si fa presto a dire insalata

Barba di frate, per rimettersi in forma con gusto

In pinzimonio i rapanelli si lasciano accompagnare da altre verdure crude, come sedano, carote e finocchi. Non mancano anche le versioni sott’olio e sott’aceto da degustare come stuzzichino ad orario aperitivo. Per essere certi che siano croccanti al punto giusto, e non legnosi, è importante scegliere i rapanelli non troppo maturi. Il segreto, a quanto pare, sta nel portarli in tavola prima che le foglie inizino ad afflosciarsi. Proprio le foglie, tra l’altro, possono essere impiegate per preparare zuppe o frittate, ma anche un pesto dai toni insoliti unito a pinoli, formaggio grana e olio extravergine di oliva.

Infine, per sperimentare i rapanelli “in tutte le salse”, non resta che assaggiarli cotti. In questo modo perdono parte dei toni piccanti (e delle proprietà benefiche), ma sono ugualmente usati, per insaporire zuppe e piatti di carne o pesce. Ne sanno qualcosa gli amanti della gastronomia cinese che prevede il rapanello lessato in numerose ricette fatte con alghe e spezie, oppure nelle frittate. Tra i cultori dei rapanelli si annoverano anche i giapponesi che ne coltivano una varietà gigante chiamata Daikon che può arrivare fino a quattro chilogrammi.

 



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