Rafano, la radice balsamica dalle grandi doti

Nota anche come barbaforte o cren questa pianta erbacea ha una radice carnosa e consistente dalle importanti proprietà antibiotiche e antinfiammatorie 

Veneto

Il rafano è un ottimo alleato per la salute. Noto anche come barbaforte o cren, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle crucifere conosciuto per il suo aroma pungente. La sua radice carnosa e consistente ha proprietà antibiotiche e antinfiammatorie, tanto da essere considerata da circa 2000 anni una pianta medicinale. Nel medioevo la radice veniva utilizzata per le sue proprietà curative. Solo successivamente, dalla fine del XVI secolo, il rafano comincia ad essere introdotto in cucina. Soprattutto in Veneto, Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige il suo utilizzo ha avuto maggiore diffusione, tanto da divenire una specialità tradizionale. Grattugiate, tagliate a fette o trasformate in una salsa piccante, le radici di rafano sono sempre più apprezzate in cucina per il loro gusto caratteristico.

A tavola il rafano si sposa con le carni bollite, il pesce affumicato, le uova e le insalate. Può essere gustato fresco tagliato a fette o magari a piccole dosi per dare una sferzata di sapore ai piatti più rustici, come condimento della pasta, nei sughi e nelle frittate. Con un modesto apporto calorico – 48 calorie ogni 100 grammi – il rafano offre principi nutritivi preziosi per il benessere. A cominciare dalle vitamine, soprattutto vitamina C e B1. Contiene anche minerali essenziali e altre sostanze salutari, tra cui calcio, potassio, magnesio, fosforo e glutammina. Contenendo anche sinigrina, un glucosinato contenuto nella senape dalle proprietà stimolanti, il rafano può aiutare la ritenzione idrica migliorando il flusso sanguigno e la circolazione. Non a caso consumare il rafano può dare una mano a combattere il freddo e l’influenza. Come illustrato in uno studio condotto in Germania, l’efficacia del rafano contro sinusite e bronchite, oltre a infezioni del tratto urinario, è equiparabile a quella di una terapia antibiotica. Le radici, soprattutto quelle fresche, hanno uno spiccato potere balsamico, tanto che il consumo può indurre alla lacrimazione.

Per sfruttare appieno le grandi doti del rafano è preferibile mangiarlo crudo, magari grattugiato e condito con aceto di mele. Per ottenere invece la salsa di rafano, le bianche radici di forma cilindrica e allungata vengono sminuzzate e combinate con pane (mollica o pan grattato) e aceto, ma la preparazione varia a seconda delle numerose tradizioni regionali.

Le radici possono essere tagliate a fette ed essiccate, conservate sottaceto o congelate.



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