Il vero farro? È marchigiano

Ricco di fibre, sazia e contiene meno calorie di altri cereali. È perfetto anche nelle diete contro le intolleranze e per produrre una buona birra
Marche


Prediletto dai buongustai, sazia e non fa ingrassare. Il farro delle Marche, il “Triticum dicoccum”, è il “vero farro”, antesignano del grano duro. Possiamo davvero parlare di “vero”, perché quella marchigiana è la qualità più pura dell’antico cereale. Prodotto soprattutto nell’anconetano, nella zona di Loretello e nel pesarese, a S. Lorenzo in Campo, al confine tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona, il farro è tra i Prodotti agroalimentari tradizionali delle Marche (Pat). Del resto, in questa regione, la storia del cereale risale ai tempi dei Piceni che lo usavano come base della loro alimentazione. Nel tempo la coltura del farro non è mai stata abbandonata, ma negli ultimi decenni, grazie agli agricoltori impegnati nello sviluppo di produzioni biologiche, è stata maggiormente valorizzata.

Come cucinarlo? Prima di tutto il farro deve essere lavato accuratamente in acqua fredda e lasciato in ammollo per 6-8 ore. Dopo di che si passa alla cottura. Vi consigliamo di farlo cuocere a fuoco lento nella stessa acqua dell'ammollo con un po’ di sale, schiumandolo dalle impurità che si formeranno in superficie. Per completare la cottura saranno necessari circa 50-60 minuti a pentola coperta. Nella tradizione marchigiana il farro è il protagonista di nutrienti zuppe, piatti tipici dell’entroterra collinare e montano. Tra le minestre più conosciute c’è il ciavarro (il nome fonde le parole “ceci” e “farro”), un mix di cereali e legumi, condito con lardo, pomodoro ed eventualmente sughi di carne o di pesce.

Il farro è un alimento equilibrato, ricco di vitamine (A, B, C ed E) e di preziosi sali minerali (zinco, rame, manganese, selenio, ferro ecc.). Cucinato è gustoso, energetico e non appesantisce. L’antico cereale favorisce la digestione e non è un caso il suo uso nelle diete contro le intolleranze alimentari. Il contenuto in fibre è oltre 10 volte superiore a quello della pasta di semola, 50 volte a quello del pane comune, 3 volte maggiore di quello del pane integrale, 7 volte dell'orzo perlato e pari a quello dei fiocchi di avena. Per questa ragione il suo consumo ha un effetto positivo sulle malattie metaboliche come il diabete e l’ipercolesterolemia, la stipsi, la diverticolosi. Non solo. Il farro aiuta a prevenire il cancro al colon ed è consigliato per l’alimentazione dei bambini e degli anziani per l’apporto di calcio.

Per rendere omaggio al cereale, proprio nelle Marche, è stata prima sperimentata e poi avviata la produzione di una birra al malto di farro. Il risultato è sorprendente. Meno fruttata, dolce e mielata rispetto alla tradizionale, questa birra ha qualità organolettiche notevoli: morbida, con piacevoli sentori di funghi e di erbe, armonica e soprattutto leggera. Va bevuta nel giro di pochi giorni perché non è filtrata, né pastorizzata. Non resta che brindare alla lunga storia del farro marchigiano.


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