Il formaggio apre le porte

Piave e Montasio sono anche di chi li mangia. Per questo i soci di Lattebusche hanno scelto di accogliere i visitatori negli stabilimenti. E di ascoltare cos’hanno da dire.
Veneto
Il colore dell’edificio di Busche della cooperativa Lattebusche ricorda il cielo in estate e i prati di queste valli. Se vi capita di arrivare durante una visita guidata per bambini o ragazzi, non è facile capire al volo dove ci si trova. Per questa cooperativa, l’attenzione per il consumatore non è solo una questione di processo produttivo e di regole igienico-sanitarie, ma soprattutto un progetto di educazione al gusto e al viver sano. “I nostri valori sono stati compresi da Coop, che condivide questa filosofia”, racconta Antonio Bortoli, Direttore Generale di Lattebusche. “Adesso i nostri clienti possono incontrare i nostri dipendenti direttamente nei punti vendita e confrontarsi sulla qualità dei formaggi”. A Lattebusche nascono, insieme ad altri prodotti, due dei formaggi più consumati del Veneto: il Piave e il Montasio. Due D.O.P. tutelati dai rispettivi Consorzi perché specchio di tradizioni locali antiche e consolidate. Un disciplinare ne regola la produzione, garantendo una qualità eccellente.

Stessa origine, storia assai diversa. Il Piave si ricava da latte termizzato, ha una pasta priva di occhiature, un colore che con il tempo passa da bianco a giallo paglierino e un sapore che diventa corposo, ma mai piccante. La lavorazione era diffusa da anni ma è stata brevettata solo nel 1974, quando alcuni produttori hanno scelto di condividere il processo di trasformazione fino alla certificazione D.O.P. Invece il Montasio è prodotto con latte vaccino termizzato a temperature leggermente inferiori. Presenta piccole occhiature nella pasta e un sapore che diventa più intenso con la stagionatura. Lattebusche lo marchia con una sigla sullo scalzo: BL 502.

Chi viene a fare visita a uno degli stabilimenti - ce ne sono a Busche (BL), Sandrigo (VI), San Pietro in Gù (PD) e Chioggia (VE) - può costatare con i propri occhi che le macchine non minacciano la tradizione. Anzi: salvaguardano la sicurezza dei lavoratori e favoriscono il rispetto delle norme igieniche e di qualità. I Soci produttori sono tutelati ogni anno da oltre 1500 visite di assistenza tecnica nelle stalle (controlli agli impianti di mungitura, prelievi sterili e test per lo studio delle cellule somatiche). I consumatori sono garantiti da oltre 300.000 analisi all’anno su latte crudo (stalla e raccolta), semilavorati e prodotti finiti.



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