Con la DOC di Aquileia, il vino friulano è in una botte di ferro

Esperienza e ricercatezza della produzione valorizzano le personalità originali dei vini Friuli Aquileia. Ne è una prova il Friulano, il più diffuso tra i DOC.
Friuli Venezia Giulia
Esperienza e ricercatezza della produzione valorizzano le personalità originali dei vini Friuli Aquileia. Ne è una prova il Friulano, il più diffuso tra i DOC.

Terreni drenati e brezze marine, fresche d'estate e miti d'inverno: caratteristiche propizie per crescere viti sane e produrre uve di qualità, come quelle dei vini Friuli Aquileia DOC. La denominazione, riconosciuta nel 1975, rimanda alla città archeologica al centro di quell'area, snodo commerciale e terra vocata alla viticoltura fin dall'antichità. Un territorio che comprende 900 ettari di vigneti, sviluppato in una fascia stretta e lunga che si estende dalla Laguna di Grado alla città fortificata di Palmanova. Nonostante la modesta estensione, la zona presenta una notevole varietà di terreni, persino all'interno di uno stesso appezzamento. A poca distanza, le venature ghiaiose e i terreni ricchi di scheletro danno il cambio a marne giallastre e argille più scure miste a sabbia.

Insieme al clima benevolo, questi terreni favoriscono un ottimo sviluppo della vite e assicurano ideali condizioni di equilibrio delle piante, che regalano ottime uve, a vantaggio delle 93 aziende produttrici iscritte alla DOP, con una produzione effettiva di circa 70.000 quintali d'uva ottenuta da trenta vitigni.

Tra questi uno dei più apprezzati è il Friulano - fino a qualche anno fa conosciuto come Tocai - un vino bianco raffinato, delicato, ricco di struttura ed equilibrato, ottenuto da uve prodotte da viti contorte e nodose. Dal colore luminoso, giallo paglierino o dorato chiaro, è caratterizzato da un ampio bouquet, in cui si percepisce l'armonia delle note vegetali del fieno, dei fiori di campo, del timo, della camomilla, avvolti da rimandi vinosi e minerali di pulizia esemplare. Profumi che non mentono: l'eleganza del Friulano si conferma anche nel gusto, dove predomina un sentore di mandorla gentile.

Se passato in legno, dimostra una notevole capacità d'invecchiamento, con prodotti ancora ottimi a cinque, sei anni dalla vendemmia. Le versioni fresche invece si possono bere già nell'anno successivo all'imbottigliamento, grazie alla capacità del vino di mantenere intatte le sensazioni dell'uva pienamente matura. Gli abbinamenti? Se si vuole andare sul classico, il partner ideale è il San Daniele, caratterizzato anch'esso da un profumo di mandorla. La mineralità del vino fa da perfetto contraltare alla morbida grassezza del prosciutto. Il Friulano poi si sposa altrettanto bene con le verdure, in particolare con gli asparagi e le erbe spontanee in risotti e frittate. Ma il vero matrimonio d'amore è quello con i crostacei, in particolare con cicale di mare, gamberetti, scampi e aragoste.
foto Klenje (Santuario di Barbana - Laguna di Grado)


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