Come diventare una Ciliegia di Vignola IGP: le regole del disciplinare e il trattamento per le “escluse”

Dopo la ciliegia di Marostica è ora quella di Vignola a fregiarsi del prestigioso marchio, ma il Ministero lascia fuori le varietà più recenti. Adesso tocca al Consorzio, che chiede di ripescarle entro la prossima stagione.
Emilia-Romagna
Quest’anno le Ciliegie di Vignola ritornano sul mercato con qualcosa in più: la prestigiosa sigla IGP che riconosce l’indicazione geografica protetta. Se è vero che l’abito non fa il monaco, è altrettanto vero che questo marchio rappresenta un tassello fondamentale nella valorizzazione e nella tutela di un prodotto esportato e apprezzato in tutto il mondo.

Il Ministero ha fissato gli standard di ammissione nel disciplinare pubblicato l’8 marzo scorso sulla Gazzetta Ufficiale. Il frutto deve rispondere a caratteristiche qualitative relative alla consistenza della polpa, alla lucentezza della buccia, al sapore e alle dimensioni. La zona di produzione deve attestarsi in una precisa fascia del fiume Panaro, che comprende alcuni comuni delle province di Modena e Bologna. Il disciplinare fa chiarezza anche sulle fasi della produzione, definendo nel dettaglio la concimazione, la potatura, la raccolta (da effettuarsi a mano, senza recidere il peduncolo dal frutto) fino ad arrivare al confezionamento finale.

Ma c’è un punto critico del disciplinare che ha destato il disappunto di una parte dei cerasicoltori. Per diventare una Ciliegia di Vignola IGP, la cultivar deve “abitare” sul territorio da almeno 20 anni. Si salvano dunque la Bigarreau, la Mora, il Durone dell’Anella, L’Anellone, il Durone Nero I e II, ma resta esclusa una buona fetta della produzione del comprensorio, con un’evidente ripercussione sul prezzo di mercato. Il Consorzio non ci sta e crea un brand ad hoc per le varietà escluse, ma chiede anche che queste possano “ripetere l’esame” entro la prossima stagione per poter rientrare a pieno titolo nella certificazione. Se si guarda ai precedenti, il caso della Ciliegia IGP di Marostica lascia ben sperare.

foto: F_A seelensturm


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