Bargnolino, i segreti di un liquore dall’anima emiliana

Stefano Giarola, responsabile commerciale della Giarola Savem Srl, spiega i piccoli segreti del prodotto ottenuto dal prugnolo selvatico 

Emilia-Romagna

Quella del Bargnolino è una ricetta che si perde nella notte dei tempi. Difficile dire quando, o da chi, sia stato inventato, ma una cosa è certa: questo liquore dal colore viola intenso è legato da sempre alle terre emiliane. In particolare, si tratta di una “preparazione tipica nell’area dell’antico Ducato di Parma e Piacenza dove, ancora oggi, quasi ogni famiglia ne custodisce la ricetta fatta di tradizioni autunnali e piccoli segreti domestici”. A raccontarci questa storia è Stefano Giarola, responsabile commerciale della Giarola Savem Srl. L’azienda, con sede a Monticelli d’Ongina (Piacenza), da oltre cent’anni produce liquori, distillati e vini aromatizzati seguendo antiche ricette. Un impegno che ha coinvolto la famiglia per tre generazioni, e che oggi Stefano porta avanti insieme a suo fratello, l’enologo Abele Giarola.

Il Bagnolino si ricava dai frutti del prugnolo selvatico (Prunus spinosa): piccole bacche che “legano” in bocca anche a piena maturazione e, in dialetto piacentino, sono chiamate bargnö o bargnòl. Ha spiegato Stefano: “Per fare questo liquore utilizziamo solo prugnoli selvatici bio raccolti nel territorio emiliano. Hanno un colore viola brillante che tradisce la forte presenza di antiossidanti e si raccolgono tra ottobre e novembre, a seconda dei casi”. Più precisamente, ha aggiunto, “la tradizione dice di attendere la prima gelata, perché è un frutto che matura bene con il freddo”.

La ricetta è fedele a un rituale ormai antichissimo. “La preparazione del Bargnolino è ancora artigianale: una volta raccolti, i prugnoli si spremono e si mettono in infusione con alcol puro a 96 gradi per circa due mesi. In questa fase utilizziamo alcol di cereali che garantisce un’elevata qualità del prodotto finito. Il tutto poi sarà diluito con acqua distillata, filtrato e portato a livello di 40 gradi con la progressiva aggiunta di zucchero”. Il Bargnolino sarà allora pronto per essere degustato come fine pasto. “Il suo sapore aggraziato lo rende adatto anche ai palati più delicati” ha concluso Stefano, aggiungendo che “si può gustare a temperatura ambiente durante la stagione fredda, oppure, nei mesi estivi, anche ghiacciato”.  



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