Vino Bag in box: il bicchiere giusto antispreco e sostenibile

Questo contenitore garantisce di gustare al meglio il nettare di Bacco fino all’ultima goccia. Ed è pronto a rivoluzionare le abitudini e a diventare trendy

Consumo responsabile

Nel nostro immaginario l’idea di vino è da sempre connessa a una bottiglia, in vetro. Trasparente, fresca al tatto, liscia. Basta uno sguardo e, senza particolari presentazioni, pensiamo che il vino contenuto in quella bottiglia sia buono e non di serie B, come generalmente è considerato quello confezionato in bric. Ci sono poi bottiglie che, grazie alla loro forma, ci dicono anche qualcosa di più, ad esempio che tipo di vino contengono. Altre confezioni invece garantiscono una migliore conservazione e permettono di gustare al meglio il vino fino all’ultima goccia, senza rischiare di doverlo buttare dopo un paio di giorni o essere forzati a consumarlo in un pasto.

Il Bib (Bag in box, letteralmente sacca nella scatola) è un contenitore composto da un sacchetto di materiali plastici dentro una scatola di cartone. I vantaggi non sono pochi: praticità e sicurezza di confezionamento, conservazione, trasporto e utilizzo. Spesso in formato da tre litri (ma anche fino a 20 litri) conservano il vino senza ossigeno. Il nettare di Bacco si può poi spillare da un rubinetto quando si vuole e nella quantità desiderata. Una confezione, dunque, antispreco.

Oggi il Bag-in-box è utilizzato in genere per liquidi alimentari, in particolare vino, ma anche per sughi e salse. In molti paesi rappresenta il sistema classico per il confezionamento e consumo del vino in formati superiori alla bottiglia da 0,75 o 1 litro. Accade in Australia, dove il 50% del vino è venduto comunemente in queste confezioni (chiamate anche "wine cask"). Ma quello che accade ora in Australia o negli Usa potrebbe succedere anche in Italia. A scommettere sull’esplosione del mercato del Bib, anche in paesi diffidenti come il nostro, è l’economista guru del vino Karl Storchmann, docente di economia alla New York University e direttore del Jounal of Wine Economics. Si tratta di un’innovazione e, come spiega l’esperto, per il cambiamento serve tempo. Storchmann è convinto che il passaggio decisivo al bag-in-box avverrà quando si identificherà con un brand. Negli Usa questo sta già accadendo e la categoria di vini premium che cresce più rapidamente è proprio quella in Bib.

“Chic & cheap”, ma non solo. Perché il bag-in-box strizza l’occhiolino anche ai produttori del biologico e ai consumatori attenti alle soluzioni sostenibili. Non solo si contengono gli sprechi, ma la scatola in cartone, una volta separata dal sacchetto in plastica, può essere riciclata. Anche i più morigerati apprezzeranno: si può bere meno di un bicchiere al giorno senza compromettere la qualità del vino.



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