Quest’inverno la casa si riscalda… con le olive

Alcune caldaie di ultima generazione permettono di sostituire i pellet con il “nocciolino” dei frantoi, con un notevole risparmio e minor impatto ambientale
nocciolino di sansa
Alcune caldaie di ultima generazione permettono di sostituire i pellet con il “nocciolino” dei frantoi, con un notevole risparmio e minor impatto ambientale

L’oliva è un frutto davvero prezioso: prima si spreme per ottenere un pregiato olio e poi si utilizza il residuo per riscaldare casa. Lo scarto della sua lavorazione rappresenta infatti un’alternativa ecosostenibile ed economica al riscaldamento a gas o gasolio.

Le caldaie di ultima generazione possono infatti essere alimentate con varie tipologie di combustibili derivati da biomasse come sansa esausta, nocciolino di sansa o mais. Questi ultimi due sono i più “potenti” in quanto a capacità calorifica, superando altri scarti della lavorazione dell’industria alimentare (bucce di pomodoro, o residui solidi del processo di distillazione, della lavorazione della mela e dei succhi di frutta, della produzione dell’olio di semi).

In pratica, il potere calorifico del nocciolino di sansa è superiore a quello dei pellets (4.800 Kcal al chilo contro 4.500 kcal al chilo). Rispetto ai pellet rappresenta un notevole risparmio, perché nel periodo della lavorazione delle olive (tra ottobre e aprile) è facilmente reperibile nei frantoi. Granuloso e con una scarsa umidità, il nocciolino riduce fortemente la produzione di fumi e cenere rispetto alla sansa di olive. Se in casa avete una caldaia a pellet potrete probabilmente utilizzare anche il nocciolino (basta informarsi dal produttore). Il vantaggio è anche per l’ambiente: la combustione delle biomasse rilascia nell’ambiente anidride carbonica che viene nuovamente assimilata dalle piante durante la loro fase vegetativa, creando una sorta di “ciclo continuo”. E la quantità di zolfo e di ossidi di azoto è nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili.


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