Mogu, è l’era della bio-plastica fatta con i funghi e gli scarti agricoli

Resiste al fuoco grazie a biopolimeri che si trovano anche negli insetti e nel futuro favorirà lo sviluppo di un’industria a rifiuti zero

Riciclo e riuso

Una speciale bio-plastica fatta con i funghi e gli scarti agricoli. Si chiama Mogu (fungo, in cinese) ed è stata creata da due start up, l’italiana Mycoplast e l’olandese Mycotirial.

Quattro laureati in ingegneria poco più che trentenni - Federico Maria Grati, Stefano Babbini, Natalia Piatti e Maurizio Montalti - hanno messo a punto questa innovativa plastica dalle caratteristiche sorprendenti. Vellutata al tatto, flessibile, leggera, Mogu è resistente agli urti, all’acqua e addirittura al fuoco. Tutto grazie alla chitina, il biopolimero contenuto nei funghi che troviamo nell’esoscheletro di insetti, granchi e gamberetti.

Negli ultimi 10 anni i biopolimeri ottenuti dai rifiuti agricoli e funghi sono stati sviluppati e hanno trovato alcune applicazioni commerciali negli Usa, soprattutto nel campo del packaging. Ora grazie a un’idea di Maurizio Montalti, concept designer e fondatore di Officina Corpuscoli ad Amsterdam, la bio-plastica è stata utilizzata per produrre oggetti di design.

Mogu - compostabile al 100% - stimola lo sviluppo di un’industria a rifiuti zero. Per produrla, infatti, possono essere utilizzati vari tipi di scarti di produzioni locali (ad esempio paglia, lolla di riso, segatura, fondi di caffè, bucce d’uva o di pomodoro). Su questa materia prima possono essere avviate le coltivazioni di funghi, che sono di vari tipi, più o meno adatti al riciclo delle biomasse di scarto. In questo modo, ad esempio, le cantine possono produrre direttamente imballaggi per il vino. Le applicazioni di Mogu sono davvero infinite: dalle scatole ai materiali per l’edilizia, dagli interni delle auto alla cosmesi. Oltre ad essere particolarmente resistente, Mogu ha il vantaggio di essere una plastica economicamente competitiva rispetto a polistirene e poly-foam.

Al momento Mycoplast è alla fase di prototipizzazione, ma il piano industriale è ambizioso. Nei prossimi cinque anni è prevista la nascita di uno stabilimento pilota, dove si cominceranno a produrre circa 10mila pezzi all’anno. Si passerà poi alla vera e propria produzione industriale, con circa 1 milione di pezzi all’anno e la vendita di licenze.



Stampa in PDF