Arancia Staccia, il maxiagrume biodiverso da tutelare

Il frutto della Basilicata può arrivare a pesare anche un chilo. La sua buccia è l’ideale per preparare canditi
senza semi, ha un sapore ricco e il suo succo è amarognolo
Il frutto della Basilicata può arrivare a pesare anche un chilo. La sua buccia è l’ideale per preparare canditi

Tra le tante varietà di arance della Basilicata, una è davvero unica, talmente speciale da essere in attesa del riconoscimento Dop. La storia ci racconta che furono i saraceni, intorno all’anno Mille, a portare l’arancia Staccia a Tursi. Molto diffusa fino agli anni ’50, oggi è un frutto raro.

L’arancia Staccia, che matura tra marzo e aprile nelle zone di Tursi e Montalbano Jonico, deve il suo nome a un vecchio gioco molto simile alle bocce, fatto con delle pietre chiamate “stacce”. Le dimensioni dell’agrume, dalla forma leggermente schiacciata e dalla buccia spessa e soffice, sono davvero notevoli: un frutto pesa mediamente 300 grammi, ma alcuni pezzi arrivano anche al chilo. Proprio questa caratteristica ha creato qualche problema alla commercializzazione e la coltivazione è rimasta principalmente legata al consumo familiare e al mercato locale.

La polpa del frutto, che si presenta senza semi, ha un sapore ricco e il suo succo è amarognolo. La buccia è ideale per preparare canditi o come ingrediente di numerose ricette dolci e salate. Si passa dalla semplice insalata alle arance servita con cannella e cipolla - un’eredità della dominazione araba - al maiale all’arancia Staccia con peperoni cruschi e vincotto o alla finissima di baccalà all’arancia e olive nere.

L’arancia Staccia, valorizzata dal 2006 anche grazie all’impegno di un Consorzio di tutela, è un frutto capace di conservarsi a lungo. Sull’albero i frutti possono rimanere anche fino alla fine di agosto. Si tratta di una caratteristica importante, perché è l’esempio di una conservazione naturalmente sostenibile degli agrumi. 


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