Quella “strana” carota viola salvata dalla tradizione

La “Pestanaca di Santu Pati” è arrivata fino ai nostri giorni grazie alla devozione degli abitanti di Tiggiano. Che da quindici anni la celebrano anche con una sagra
gustose, antiossidanti e con effetti benefici sulla fertilità maschile
La “Pestanaca di Santu Pati” è arrivata fino ai nostri giorni grazie alla devozione degli abitanti di Tiggiano. Che da quindici anni la celebrano anche con una sagra

È per uno dei tanti casi fortuiti della storia che nell'ottavo secolo i monaci Basiliani si rifugiarono in Salento. Fuggivano dalla lotta iconoclasta di Leone III l'Isaurico e in questa fetta di meridione trovarono ospitalità e protezione. Quello che quei monaci non potevano sapere è che il culto di Sant'Ippazio da loro portato in Puglia avrebbe, qualche centinaio di anni più tardi, salvato dall'estinzione una particolarissima varietà di carota, dalle grandi dimensioni e dal colore viola intenso: la “Pestanaca di Santu Pati”.

Gelosissimi custodi di questa antica cultivar sono gli abitanti di Tiggiano, un piccolo comune della provincia di Lecce, il solo in Italia ad avere eletto Sant'Ippazio a proprio patrono. Diffusa in epoca romana anche in altre aree della regione - ne fanno cenno nelle loro opere Dioscoride e Plinio il Vecchio - la “pestanaca” è sopravvissuta solo qui: la devozione dei tiggianesi l'ha protetta sia dall'invasione di altre varietà di carota più facili da coltivare, sia dall'ibridazione, che avrebbe compromesso la purezza dei semi.

Ma perché tanto attaccamento? Alla “pestanaca” sin dall'antichità sono state attribuite proprietà miracolose: in particolare, si riteneva avesse effetti benefici sulla fertilità maschile, di cui, per un altro caso fortuito, proprio Sant'Ippazio è considerato, tradizionalmente, il protettore. Credenze pagane e devozione cristiana vengono spontaneamente a intrecciarsi, in un legame rafforzato da un ulteriore episodio: l'arrivo a Tiggiano, nel diciassettesimo secolo, delle reliquie del santo il 19 gennaio, giorno in cui da allora si celebra la festa patronale e che coincide, curiosamente, anche con l'inizio del periodo di raccolta delle “pestanache”.

Inevitabile dunque che sia questa, e solo questa, la varietà di carota cara ai tiggianesi, che da quindici anni alle celebrazioni di Sant'Ippazio hanno associato anche una sagra. Passeggiando per le strade del paese in quei giorni è frequente imbattersi in banchetti ingombri di queste curiose radici viola, dolci, croccanti e intensamente aromatiche. Difficile resistere alla tentazione di acquistarle: con il loro carico di gusto, vitamine e antiossidanti, il Santo non mancherà certo di ricompensarci.
 


Stampa in PDF